AREE DI INTERVENTO

Elaborazione del lutto

Descrizione del fenomeno e varianti

Nel trattare il tema del lutto è importante sottolineare alcune distinzioni terminologiche. Nonostante i termini “lutto” e “cordoglio” vengano comunemente considerati in italiano come sinonimi, essi in realtà non sono intercambiabili: alla “perdita” (in inglese, bereavement) consegue il “lutto” (grief), che include il dolore emotivo e i correlati emozionali, cognitivi, funzionali e comportamentali che evolvono nel tempo; diversamente il “cordoglio” (mourning) indica un processo psicologico di rimarginazione della ferita emotiva che viene attivato dalla perdita e che ha lo scopo di raggiungere una piena accettazione della realtà dell’evento e delle sue implicazioni, di metabolizzarla e di far sì che la vita vada avanti, anche senza il proprio caro.

Ciò che è importante chiarire è che Il lutto è considerato una risposta fisiologica, istintiva e solitamente da non medicalizzare, anche quando altera l’equilibrio emotivo di chi lo subisce. Le reazioni da lutto, soprattutto nella fase acuta, possono infatti essere accompagnate da sentimenti di profonda tristezza e nostalgia, di perdita irrimediabile, dall’emergere in modo automatico e incoercibile di ricordi e immagini della persona scomparsa e da un ripiegamento nella propria interiorità e nel proprio dolore: il periodo del lutto di regola pone a margine le abituali attività della vita e altera la sincronia con essa. Insonnia, disappetenza, difficoltà di concentrazione e senso di stanchezza compromettono l’efficienza fisica della persona in lutto, accentuando il suo ritiro dalla vita.

Tipicamente la fase di lutto dura dai 6 ai 12 mesi periodo dopo il quale la persona colpita dall’evento inizia a recuperare un equilibrio psico affettivo caratterizzato da un’emotività gradualmente meno pervasiva andando verso una riorganizzazione cognitivo emotiva che favorisce l’accesso ad una fase di accettazione di ciò che è accaduto e alla consapevolezza dell’irreversibilità della perdita subita.

Un numero crescente di studi ha recentemente evidenziato come, in un 7-10% circa dei soggetti, l’elaborazione del lutto non evolva verso la risoluzione ma perduri, praticamente immodificata, con le manifestazioni della fase acuta amplificati, cristallizzati e invalidanti anche per anni, configurando il “disturbo da lutto persistente complicato”. Nel CG sono la regola disturbi del sonno, iporessia, xerostomia, astenia o facile faticabilità, così come la ripresa o l’intensificazione delle condotte come l’uso di alcol e tabacco, e una polarizzazione su idee di morte. Il CG interferisce inoltre negativamente sul decorso di altri disturbi fisici e psichici con cui può trovarsi in comorbilità.

I fattori che impediscono un decorso fisiologico della fase luttuosa possono essere molteplici e differenti ma è molto importante che il soggetto colpito dal disturbo possa chiedere sostegno per favorire l’elaborazione della fase nella quale è “bloccato” e ristabilire il proprio equilibrio psico emotivo.

(informazioni tratte dall’articolo: “Il lutto complicato nell’era del DSM-5” in Riv Psichiatr 2016;51(6):231-237)